maggio 20, 2005

Cuore sacro


Irene Ravelli ha ereditato dal padre non solo il patrimonio, ma anche uno spiccato senso degli affari. Ottenuto il dissequestro dell'antico Palazzetto di famiglia, Irene scopre che una delle stanze, abitate un tempo dalla madre, è rimasta intatta come se la donna ci abitasse ancora. Il fantasma della madre e l'incontro con una straordinaria bambina, Benny, generano in Irene un conflitto che la porta ad un totale cambiamento.
Gli occhi di Barbara Bobulova sono gli occhi di Irene, e il loro colore è blu intenso. Ma la loro luce cambia nel corso del film e passa da quella disumana del profitto e del business a quella umana della pietà e della compassione, mentre intanto anche la luce gelida e bianca della sua azienda e della sua piscina da ricchi si trasforma in quella notturna del Colosseo che ospita l'inferno di chi ha bisogno. Occhi in primo e in primissimo piano che si chiedono e ci chiedono perché la madre vivesse reclusa nella sua stanza circondata da incomprensibili geroglifici e come è morta e chi è Benny, la ragazza che improvvisamente apre scenari insospettabili nella sua vita. Occhi che infine trovano pace solo in una serena "follia" d'amore e nei battiti del suo Cuore Sacro. Ozpetek si muove con la sua macchina da presa e i suoi piano-sequenza verso la sua protagonista e le dà le risposte di cui ha bisogno, ma lascia gli spettatori da soli con le proprie domande che toccano le crisi della coscienza, la paura della morte, i segni dell'ultraterreno nel terreno e soprattutto il desiderio laico di un'umanità dell'essere e della solidarietà prima che dell'avere. Dopo "La finestra di fronte" un altro thriller della memoria miracolosamente sempre in equilibrio su se stesso (addirittura riesce a permettersi qualche episodio di alleggerimento), in cui la Bobulova è
bravissima a reggere da sola il peso del film e la rediviva Lisa Gastoni le fa da contrappeso nei panni di una spietata Eleonora. Il cast "teatrale", da Gigi Angelillo ad Erika Blanc ed Elisabetta Pozzi, dà corpo e profondità alla storia, mentre sullo schermo recitano anche i protagonisti maschili e la giovanissima Camille Dugay Comencini, ennesima figlia d'arte.
Forse il film è troppo lungo, e un po’ troppo scontato, forse la musica come sempre nel regista italo-turco invade troppo il racconto, forse si potevano risparmiare ad Irene esaltazioni religiose. Forse. Ma di sicuro in questi tempi senz'anima "Cuore Sacro" sa anche come metterci di fronte alle nostre anime, come farle riflettere e come farle emozionare.