L'amante perduto

"L’amante perduto" è tratto dal romanzo di Abraham B. Yehoshua "L’amante". Chi ama leggere, solitamente storce il naso alla notizia di un film tratto da un romanzo che ha amato. Soprattutto se il romanzo in questione è scritto con una tecnica particolare e ricercata, assai difficile da "rendere" cinematograficamente.
Come possono la letteratura e il cinema prender parte ai conflitti morali e politici dei nostri giorni?
Solo tramite essi è possibile comprendere cosa significhi vivere in un paese in guerra. La televisione e i giornali comunicano notizie incomplete; non possono trasmettere i sentimenti, il punto di vista di chi queste esperienze le vive sulla propria pelle.
l film è soprattutto una storia d'amore, protagonista una coppia di ebrei inglesi trapiantati a Tel Aviv dopo la morte del figlio primogenito. Una morte che segna l'inizio della profonda crisi coniugale fra Adam e Asya. Sin dalle prime scene del film ciò che traspare è proprio quest’incapacità di dialogo tra loro.
Testimone dello sfacelo progressivo è Dafi, la figlia adolescente della coppia. Sarà lei ad avvertire immediatamente come una pericolosa intrusione l'arrivo di Gabriel, un giovane israeliano che ha vissuto a lungo in Francia, e che compare sul cammino di Adam e Asya come un angelo (di qui il nome), non si sa se salvifico o sterminatore.
L’amante perduto racconta con una forza descrittiva l'incontro-scontro tra due culture (l'araba e l'ebrea) costrette a condividere lo stesso territorio in mezzo a mille contraddizioni, e ne prefigura una possibile, auspicabile, e per certi versi ineluttabile conciliazione, attraverso la dimostrazione di un paradigma quotidiano e familiare. "L'amore è come la pace, per crederci bisogna essere un po' ciechi", dice l'ex-primo ministro israeliano Shimon Peres, "perciò quest'opera contiene una doppia provocazione: sostenendo che è possibile l'amore tra un arabo e un'ebrea, induce a credere possibile anche la pace fra i nostri due popoli".
Anche se Faenza definisce la sua opera un film sui sentimenti, L’amante perduto lancia un chiaro messaggio politico, un invito rivolto alle due parti, israeliani e palestinesi, a convivere insieme, a mettere da parte rancori e pregiudizi per raggiungere una pace duratura. Il film, pur trattando temi così delicati, alle volte risulta semplicistico, quasi didascalico; Faenza, in alcuni casi, dà tutto per scontato ed è come se nei suoi personaggi mancasse la riflessione, il dubbio della scelta, il tormento interiore. Bisogna però ammettere che questa "levità", in senso positivo, è una caratteristica di Faenza che lo accompagna fin da Marianna Ucria, dove descrisse il penoso isolamento in cui viveva la protagonista con semplicità, senza toni patetici e cadute di stile.
Il film comunica un evidente messaggio di pace e tolleranza sullo sfondo di una delle terre più martoriate dall'odio e dal fanatismo.
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