maggio 31, 2007

La marcia dei pinguini


Il pinguino imperatore, mosso dall'istinto della riproduzione, si incontra con i suoi simili ogni anno nello stesso giorno e nello stesso luogo; il suo è un vero e proprio appuntamento con l'amore': è lì che, lanciando canti di seduzione, sceglie quello che sarà il suo partner per tutto l'anno, l'esemplare di pinguino con cui (quella stessa notte) avere un figlio. La mattina seguente la femmina si allontana, attraversando il lunghissimo e pericoloso percorso verso l'oceano (da dove, se sopravvive, mangerà il necessario per nutrire il suo cucciolo), mentre il maschio rimane a covare l'uovo, in attesa del ritorno della compagna. Non è un documentario ma un vero e proprio film, con trama, personaggi, momenti di emozione, paura, divertimento. Ma è anche autentico: racconta il ciclo riproduttivo del pinguino imperatore senza aggiungere una virgola alla realtà. I pinguini imperatori conducono davvero la vita assurda che vedrete nel film: maschi e femmine, nella breve estate australe, si conoscono, si corteggiano, si accoppiano; ogni femmina depone un solo uovo e poi, mentre l’inverno incombe, se ne va. Tra i pinguini imperatori vige il seguente ménage: le femmine trascorrono l’inverno al mare, nuotando e ingozzandosi di cibo, mentre i maschi restano in terra ferma, covando ciascuno il proprio uovo senza mai dormire né mangiare. L’uovo viene letteralmente «palleggiato» sulle zampe (se tocca terra si congela all’istante) e tenuto caldo con le piume dell’inguine. I maschi si radunano in colonie, e stanno stretti stretti, uno attaccato all’altro, per tenersi caldi.
A primavera, il preziosissimo uovo si schiude e préssoché nello stesso istante le femmine tornano dal mare, ritrovano a colpo sicuro i mariti e cominciano a nutrire i neonati rigurgitando il cibo immagazzinato per mesi. I maschi, esausti, vanno a loro volta al mare: è il loro turno dì andare a pesca.
Questa è, dunque, l’incredibile storia del pinguino imperatore; ed è, nè più né meno, la trama del film di Luc Jacquet. Il cineasta francese ha avuto l’idea del documentario dopo aver lavorato in Antartide come biologo. La lavorazione è durata un anno, e Jacquet ha montato il film partendo da 140 ore di materiale girato Comunque sia, Jacquet voleva realizzare un film epico, una grandiosa metafora sul sacrificio, sull’amore paterno, sull’« eroismo» di questi animali. Che invece, com’è ovvio, non sono «eroi», bensì perfetti esempi di adattamento — a fini di sopravvivenza — all’ambiente più ostile che esista.

La voce fuori campo che ci accompagna durante questo viaggio è, come molti già sapranno, quella di Fiorello che, a onor del vero, riesce con grande umiltà e rispetto a trattenere la sua verve comica e a calarsi nel ruolo di narratore, ha arricchito con battute personali il doppiaggio, anche quando l'atmosfera era drammatica, con apprezzamenti come "forti sti pinguini!".