Gli inizi...

L’Albatros
Souvent, pour s’amuser, les hommes d’équipage
Prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,
Qui suivent, indolents compagnons de voyage,
Le navire glissant sur les gouffres amers.
A peine les ont-ils déposés sur les planches,
Que ces rois de l’azur, maladroits et honteux,
Laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
Comme des avirons trainer à coté d’eux.
Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!
Lui, maguère si beau, qu’il est comique et laid!
L’un agace son bec avec un brul-gueule,
L’autre mime, en boitant, l’infirme qui volait!
Le Poete est semblable au prince des nueés
Qui hante la tempete et se rit de l’archer;
Exilé sur le sol au milieu des hiées,
Ses ailes de géant l’empechent de marcher
L’albatros
Spesso per divertirsi, gli uomini dell'equipaggio
catturano degli albatri, vasti uccelli dei mari,
che seguono, indolenti compagni di viaggio,
vascello che scivola sopra gli abissi amari.
Non appena li hanno deposti sulle tavole,
questi re dell’azzurro, goffi e vergognosi,
miseramente lasciano le grandi ali candide
come remi arrancare strisciando accanto a loro.
Com’è impacciato e debole il viaggiatore alato!
Lui, prima così bello, com’è sgraziato e comico!
Chi gli va stuzzicando il becco con la pipa,
chi mima, zoppicando, lo storpio che volava.
Il Poeta assomiglia al principe dei nembi
che pratica la tempesta e se la ride dell'arciere;
esiliato a terra in mezzo agli scherni
le ali da gigante gli impediscono di camminare.
Tutto è cominciato nel 2000, quando a Chiaramonte, un gruppo di amici, stanche dell'assenza del cinema e del "rumore" della macchina da presa, decidono di costituire un circolo del Cinema, associandosi alla FICC. Il nome scelto è tratto da un componimento (famoso) di Baudelaire, che diventa il nostro mentore.
Nel componimento, il poeta ricerca una forma di comunicazione. Egli si descrive come "re dell'azzurro"; in età classica il poeta era visto come intermediario tra la divinità e il popolo, e tendeva verso un'elevazione spirituale: egli rappresentava uno strumento, un interprete della parola del dio. Hermes, messaggero degli dei, possedeva copricapo e schinieri alati: Il poeta è, quindi, "alato viaggiatore". E', infine, "infermo che vola": il dolore del poeta, infatti, serviva al popolo per individuare il proprio e per combatterlo. Il poeta, tramite il proprio struggimento, era in grado di portare la gente verso una dimensione più elevata.
Baudelaire si paragona agli albatri che, indifferenti del pericolo, si aggirano intorno al battello. Il battello, in questo caso, rappresenta la vita dell'umanità intesa come bagaglio di tutte le esperienze accumulate durante la sua evoluzione. Esso vaga per gli avvenimenti amari che si susseguono nell'esistenza. Su questo bastimento viaggiano i marinai, simbolo della società coeva. L'autore tenta di instaurare un dialogo con gli altri uomini, anche se dal clima generale traspare una rassegnazione di fondo: la situazione degenera quando questi uccelli vengono catturati e presi in giro; egli è pur sempre uomo, goffo e imbelle, ed è in contrasto con le ali - strumento di elevazione - candide e pure. Prova un'inclinazione naturale verso l'accostamento agli altri, da cui, però, è tradito e incompreso. Conosce profondamente il senso della vita, e i problemi che, nella sua ispirazione poetica, è in grado di affrontare e, quando ritorna nell'ambito della materialità, è capace di ridere dell'arciere, che simboleggia i pericoli della vita quotidiana, ma, allo stesso tempo, questa sua capacità di elevazione morale è motivo di scherno e derisione. Tutto ciò lo porta a un progressivo isolamento, che non è, però, orgoglioso, come può essere quello di Leconte de Lisle - condor -, ma è sentito come sofferta consapevolezza di esclusione: Baudelaire, infatti, si trova in una dimensione superiore, nel quale le sue ali di gigante gli consentono di elevarsi verso il trascendente. Quando, poi, plana verso realtà più terrene, il "re dell'azzurro" è impacciato dalle ali e, "inetto e vergognoso", viene esiliato tra le grida di derisione. Egli non tenterà più di ricercare una forma di comunicazione: in Spleen non sussiste neppure un dialogo con se stesso, poiché la Speranza è vinta, l'Angoscia trionfa e il poeta non è in grado di opporsi a tale situazione, nella rassegnazione tacita e dolente.
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